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Newsletter (79)

«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.»

La celeberrima citazione di Galileo Galilei dal “Saggiatore” è probabilmente nota a tutti noi e, in qualche modo, condivisa. Non meno d’impatto, anche considerando i suoi trascorsi, sono le affermazioni di Alfio Quarteroni, raccolte in questo articolo per MaddMaths!: «La matematica è una vite rigogliosa i cui tralci pervadono ogni aspetto della nostra vita. Fin dal XVII secolo, essa ha fornito un complemento essenziale alle scienze fisiche e alla tecnologia. In anni più recenti ha assunto un ruolo analogo nello studio degli aspetti quantitativi delle scienze della vita, delle scienze economiche e sociali.» Sono tantissime le cose che, senza la matematica, non potremmo fare. Che ci piaccia o no, senza la matematica non avremmo potuto prendere tutte le decisioni che sono state prese in merito al Covid, perché la matematica ha permesso di fare previsioni, sulla base dei dati forniti ogni giorno e, quindi, correggere il tiro. Tra i modelli utilizzati ci sono quelli di Ilaria Dorigatti, matematica al lavoro presso il Centro per l’analisi globale delle malattie infettive globali dell’Imperial College, «dove si occupa di modelli matematici della trasmissione delle malattie infettive». «Applicare la matematica all’epidemiologia mi ha permesso di combinare la mia passione per la matematica con il mio sogno nel cassetto di studiare medicina», dichiara nella sua intervista con Roberto Natalini. L’intero articolo è estremamente interessante, soprattutto quando parla del ruolo dei modelli matematici: «I modelli sono come un laboratorio nel quale è possibile fare esperimenti, nello specifico esplorare l’evoluzione di un’epidemia e simulare l’impatto di interventi, senza che questi vengano testati nella popolazione reale. In questo senso i modelli portano razionalità e rigore scientifico nelle decisioni politiche perché offrono scenari. Qualsiasi previsione dipende da molti fattori, incluse le ipotesi (esplicite e implicite) sulle quali il modello è basato, la parametrizzazione (ovvero i valori dei parametri utilizzati nel produrre previsioni) e la quantità e qualità dei dati disponibili. Non c’è da meravigliarsi se le previsioni prodotte da modelli diversi producono previsioni diverse.»

Dopo queste considerazioni non può non stupire quanto Guido Silvestri, virologo docente negli Usa all’Università di Atlanta, avrebbe dichiarato l’8 giugno scorso sulle pagine de La Stampa, visto che «invita a guardare ai numeri per prendere atto del fallimento dei modelli matematici». Le sue dichiarazioni sono state seguite dal comunicato dell’Unione Matematica Italiana, per rispondere alle critiche: gli studi provocano la messa in atto di misure di contenimento e, di conseguenza, le previsioni fatte vengono disattese, ma questo non significa che i modelli abbiano fallito, anche se è vero che «un modello matematico non è una sfera di cristallo». Il chiarimento tra Guido Silvestri e Roberto Natalini, Direttore dell’Istituto per le Applicazione del Calcolo del CNR, è stato ricostruito sulle pagine di MaddMaths!, ma anche nel live Modelli matematici per Covid-19: hanno fallito? di giovedì 11 giugno, sul canale di Renato Sartini, nel quale Natalini richiama la definizione di modello matematico e ricorda che i modelli, dandoci tutti gli scenari possibili, ci invitano alla prudenza. Un modello, per definizione, è limitato, ma rimane uno strumento indispensabile.

 

Durante la stesura di questa newsletter, mi è impossibile non pensare ai ragazzi che stanno affrontando questa speciale maturità, un esame che, dopo l’emergenza Covid, avviene sottotono, senza gli scritti, con un’ora di colloquio, mascherine e distanziamento. Matteo Boero, Chiara Burberi e Marco De Rossi, «protagonisti con le loro piattaforme della scuola del 2020», dopo aver trasformato «l’emergenza in un’occasione per sperimentare e innovare», ci offrono i loro consigli ai maturandi. «Continuate ad imparare, ad essere curiosi, a seguire i vostri talenti, piccoli o grandi che siano, sempre preziosi e unici. Non fatevi derubare del vostro futuro. Il vostro migliore investimento siete voi stessi» sono le parole di Chiara Burberi.

 

Pur nel pieno dell’emergenza Covid, il tema della valutazione resta sempre attuale e Federico Benuzzi, con il suo post Da 1 a 10, ci offre un importante tema di riflessione. Ma non mancano le riflessioni anche sotto forma di video: nel suo canale YouTube, Benuzzi cerca di rispondere alle domande A cosa serve la matematica? e Cosa c’è di bello nella fisica? Nel primo caso, il riferimento è all’azzardopatia e alla probabilità di riuscire a vincere al gioco del Superenalotto, nel secondo caso la giocoleria, e in particolare il Diablo, permette di cogliere la bellezza della fisica.

 

È cominciato, infine, il percorso di avvicinamento al Festival di BergamoScienza: l’11 giugno c’è stata la chiacchierata tra Adrian Fartade e Luca Perri, Parliamo di alieni, un live streaming per raccontare dieci anni di esplorazione spaziale e astrofisica. Il 18 giugno c’è stata invece la prima puntata di Science Soda, dal titolo What do you meme? con il matematico Luca Balletti e con Stefano Bertacchi, biotecnologo industriale. Gli appuntamenti si alterneranno nel corso dell’estate, accompagnandoci al Festival, che si svolgerà, causa emergenza, in una nuova forma.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

Imitando uno dei suggerimenti di lettura che troverete di seguito, ma anche la newsletter del 14 marzo 2019, procedo con un elenco alfabetico di link, anche se troverete – se avrete la pazienza di visitarli – un continuo rimando da uno all’altro.

 

La cacciatrice di fossili è la storia di Mary Anning, vissuta nella prima metà del 1800 nella cittadella del Dorset di Lyme Regis. L’autrice è Annalisa Strada, insegnante di lettere nella scuola secondaria di primo grado e autrice di numerosi libri per bambini e ragazzi. Una lettura non solo interessante, ma anche emozionante: consigliata a tutti!

 

Barbascura X è il nickname di un famoso divulgatore scientifico: il libro “Il genio non esiste (e a volte è un idiota)” è la trascrizione di un monologo teatrale dello scorso anno. Barbascura sostiene che anche i più grandi scienziati, nel corso della loro vita, hanno commesso degli errori e «quello che chiamiamo “genio” è spesso semplicemente passione».

 

La C non poteva che essere destinata al Coronavirus: Zanichelli dedica un approfondimento al tema, analizzando la pandemia da più punti di vista. Il più recente è l’articolo “La matematica del distanziamento”, che cerca di rispondere alla domanda “Come dovrà cambiare la vita in classe di studenti e insegnanti per garantire il necessario distanziamento sociale e al tempo stesso lo svolgimento delle lezioni?” È una domanda che si fanno in tanti…

 

Il prof. Francesco Daddi trova sempre il modo di farci ragionare e il suo post del 6 maggio non è da meno: tutto comincia con due circonferenze tangenti internamente. «Il raggio del cerchio piccolo è 1/3 del raggio del cerchio grande. Il cerchio piccolo rotola senza strisciare/slittare (ha cioè un moto di “puro rotolamento”) all’interno del cerchio grande, fino a tornare al punto di partenza. Quante rotazioni compie?» La risposta potrebbe sorprendervi…

 

Tutti abbiamo sentito parlare di Alan Turing e della macchina Enigma, decifrata durante la seconda guerra mondiale, ma pochi avranno sentito nominare Ann Michell, scomparsa recentemente a causa del Coronavirus. Aveva nascosto a tutti, anche al marito, il proprio passato, frutto di una laurea in matematica a Oxford. «La sua bravura aiutò a superare il pregiudizio nei confronti del genere femminile tipico di quei tempi. “La mia direttrice disse con fermezza ai miei genitori che la matematica non era una materia femminile”». (Il link all’articolo in inglese)

 

Val la pena riproporre il post di Federico Benuzzi sulla didattica a distanza: “senza guardarsi negli occhi” è il titolo del post del 12 aprile, che sottolinea tutto ciò per cui la didattica in presenza non è sostituibile, ovvero lo sguardo. La didattica a distanza, per quanto stimolante e interessante, manca dello sguardo, sia quello degli alunni (interessati/annoiati, assenti/entusiasti) che quello degli insegnanti.

 

«La matematica è difficile e lui non ha mai cercato di nascondere che spesso c’era molto lavoro da fare, ma la gioia che vi si poteva trovare con lui diventava chiara, manifesta». Sono le parole di Colin Wright, che, all’indomani della morte di Martin Gardner, così lo ricordava sul suo blog. Sono passati dieci anni e Gardner è ancora uno dei più grandi nomi della matematica ricreativa.

 

Helena Le Guin è la direttrice del CERN nella finzione del romanzo “Materia strana” di Gomez Cadenas: la lettura di romanzi come questo è un modo per muovere i primi passi in argomenti complessi come la fisica delle particelle, ma questo timido ingresso può diventare anche un’occasione per approfondire le proprie conoscenze.

 

Forse, alla luce di ciò che abbiamo vissuto nelle ultime settimane, ci siamo abituati ad associare matematica e medicina, ma Stefania Fresca si occupa di iHeart già da tre anni ed il suo obiettivo è quello di «creare un modello matematico integrato di cuore umano che simuli contemporaneamente le sue tre principali funzioni: fluidodinamica, meccanica, elettrica.»

 

Sandra Lucente, docente di analisi matematica presso l’Università degli Studi di Bari, pensando all’elaborato di matematica per la maturità scientifica di quest’anno ha stilato una lista alfabetica per i termini matematici che i maturandi devono assolutamente conoscere. Ho preso esempio da lei per questa newsletter.

 

Dopo la maturità, i ragazzi sceglieranno la facoltà dove portare avanti i propri studi: Alfredo Marzocchi, docente di fisica matematica presso l’Università Cattolica di Brescia (è stato anche mio insegnante nel corso di analisi) ha deciso di presentarci tre buone ragioni per studiare matematica. Sono sicura che gli appassionati di questa newsletter sapranno trovarne molte di più, ma personalmente quello che mi piace di più è che “la matematica ci aiuta a ragionare”, come dice Marzocchi.

 

I numeri sono stati al centro della scena durante questa pandemia, tanto che qualcuno ha cominciato a mostrare una certa insofferenza. “Non potranno mai rinchiudere un bambino in un modello matematico”, ho letto su una bacheca di Facebook e Gramellini si fa un po’ portavoce di un malessere dilagante con questo Caffè del 6 maggio. D’altra parte, il giornalista non ha mai mostrato una grande simpatia per i numeri…

 

Per tutti gli appassionati di opere teatrali, c’è la possibilità di assistere allo spettacolo Copenaghen su Raiplay: nella finzione teatrale si ricostruisce l’incontro avvenuto nel 1941 tra Bohr e Heisenberg.

 

“Partenze a razzo” è il titolo dell’ultimo libro di Luca Perri: è il racconto della corsa allo spazio, «per capire chi siamo, per sentirci un po’ meno importanti ed eterni. Perché sapere di essere fragili, a volte, è l’unica strada per sopravvivere e salvare la propria casa.»

 

Se si parla di modelli matematici, in particolare di quelli applicati al Covid, non si può non parlare di Alfio Quarteroni del Politecnico di Milano. Intervistato da Roberto Natalini, Quarteroni spiega il ruolo dei suoi modelli nella lotta al Covid: non si tratta, nel suo caso, di descrivere la diffusione della pandemia, ma di capire l’azione della malattia sull’individuo, in particolare in relazione al cuore, quando i polmoni non lavorano in modo efficace.

 

Dopo l’esperienza della didattica a distanza, Redooc offre l’opportunità di continuare l’attività matematica anche nei mesi estivi, con una gara online, che si svolgerà dal primo giugno al primo settembre. Gli studenti possono creare un team o unirsi a un team già formato, purché non si superino i 30 ragazzi per squadra. Buon divertimento!

 

Per la giornata internazionale della luce, De Agostini Scuola ha organizzato un bellissimo webinar, See The Light, visibile su YouTube: mentre Luca Perri conduceva il percorso, è stato bello visitare (seppur virtualmente) gli osservatori sparsi in Italia (e non solo) e incontrare Alessandro Farini, Elisabetta Baldanzi, Adriano Ghedina e Luca Balletti. È stata un’occasione unica poter cominciare il capitolo sull’ottica, in prima, con questa bellissima conferenza.

 

Mind Your Decisions è il canale YouTube di Presh Talwalkar: i giochi e i problemi che propone sono a volte semplici, a volte una vera sfida. La difficoltà della lingua si può superare, sia grazie alle immagini che accompagnano ogni spiegazione, sia grazie anche alla chiarezza e alla precisione dei suoi filmati.

 

Il 12 maggio si è celebrata la Giornata Internazionale delle Donne in Matematica. Per l’occasione, l’UMI ha organizzato un evento in diretta streaming il 27 maggio: l’apertura con Elena Bonetti, Ministra della famiglia e delle pari opportunità, il primo momento “Essere o non essere (una matematica)?” moderato da Roberto Natalini, il secondo guidato da Barbara Nelli, “PhD all’estero e non solo” e la chiusura guidata da Roberta Fulci, “Donne matematiche nella ricerca e nelle istituzioni”.

 

Caterina Vicentini è l’insegnante di matematica di Francesco Bulli, l’alunno celebrato per aver trovato una nuova formula per calcolare l’area del segmento parabolico: «Sono partito dall’unico dato noto che avevo, i coefficienti della parabola e della retta, e ho ottenuto il risultato con una formula algebrica applicabile direttamente a tutti i problemi dello stesso tipo». Complimenti davvero!

 

Problemi per matematici in erba, ovvero problemi.xyZ, in occasione della DAD si è trasferito su YouTube: i problemi sono presentati in modo semplice e accattivante e sono un modo per mettersi in gioco e per sperimentare nuovi metodi. Assolutamente consigliato a tutti!

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

In questa nuova vita, nell’era della pandemia, è parso, almeno a un certo punto, che la scienza fosse diventata il centro di ogni discorso, con le sue risposte e le speranze di sconfiggere il Covid19. Ma siamo proprio sicuri che l’idea di scienza che domina i nostri discorsi sia quella corretta?

Nella puntata del 21 aprile di Radio3Scienza, si è parlato di intelligenze collettive con Guido Tonelli, fisico all’università di Pisa e al CERN di Ginevra. Intervistato da Rossella Panarese, Tonelli ci guida in una riflessione sulla scienza, proprio in considerazione dell’aumentata attenzione nei confronti di questa disciplina. Sembrano esserci degli elementi che fanno ben sperare, ad esempio sembra diffusa la consapevolezza che si debba dare ascolto agli scienziati. Ed è proprio in questo clima che gli scienziati hanno una grande responsabilità e sono obbligati a lavorare insieme, a trovare il modo di collaborare. La posta in gioco è elevata e se lasciamo spazio all’egocentrismo, il fallimento è garantito. Per quanto sia umano arrivare ad uno scontro di caratteri, soprattutto quando c’è in gioco una sfida di tale entità, nella discussione in pubblico non bisogna denigrare gli altri, ma ammettere i propri dubbi e riconoscere ciò che ancora è ignoto. Va contro l’etica professionale portare avanti il proprio gruppo e i propri risultati, se la comunità scientifica non li ha ancora confermati.

La scienza non è un “juke-box di soluzioni”: non basta premere un pulsante per ottenere una soluzione costruita su misura. È necessario aspettare con pazienza le risposte della scienza, anche se – soprattutto in un momento come questo – abbiamo fame di risposte. Tonelli dice che non siamo dei bambini e che ha senso chiederci la maturità di aspettare, ma chiunque si sia confrontato con l’attesa di una risposta sa bene quanto sia difficile, a volte, comportarsi da adulti.

Come in un coro, alla voce di Tonelli si mescolano le tante voci raccolte dal progetto Perché la scienza, oggi? curato da Codice Edizioni. «Scienziati, filosofi, scrittori, artisti, intellettuali e amici raccontano la loro visione della scienza», in un vero coro a più voci, che dipinge un quadro della scienza reale e ideale insieme. La prima risposta che ho ascoltato è quella di Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’IRCCS Humanitas: come nel suo libro Non aver paura di sognare*, Mantovani richiama all’umiltà e alla consapevolezza di non sapere. Ma proprio come la puntata di Intelligenze Collettive, anche l’immunologo ricorda che la comunità scientifica è aperta, senza barriere o solo grazie all’apertura della comunità scientifica sarà possibile sconfiggere questa malattia.

Ed è un’intelligenza collettiva quella che raggruppa matematici, fisici, economisti, ingegneri, medici, veterinari, agronomi, esperti di clima e altri ancora, sotto la guida di Ilaria Capua, virologa di fama internazionale e direttrice del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida e di Fabiola Gianotti, la direttrice generale del Cern di Ginevra. Come ci racconta anche Tonelli nella puntata di Radio3Scienza, al CERN è stato necessario imparare a gestire un numero grandissimo di dati, provenienti dagli scontri tra le particelle nell’acceleratore, e numerosi sono anche i dati che provengono dalla pandemia: «Tutti hanno capito che non sono solo i medici che risolveranno il problema, ma c’è bisogno di un’azione coordinata a più livelli», dice la Capua. Il progetto è poi aperto a tutti: la stessa apertura di cui parlava, appunto, Mantovani.

D’altra parte, è ormai evidente a tutti come non sia possibile trovare una risposta semplice a un problema così complesso. È un po’ ciò che ci dice Ignazio Licata nel suo libro Complessità. Un’introduzione semplice, pubblicato nel 2018, ma con tali e tanti riferimenti da far pensare che sia stato scritto per la situazione che stiamo vivendo ora. «L’idea di fondo è che il riduzionismo abbia portato con sé la convinzione che ogni fenomeno sia descrivibile attraverso un sistema di equazioni e prevedibile nel suo sviluppo futuro: la realtà, più complessa di quanto le equazioni sappiano dire, non è così facile alla previsione e non può avere, quindi, risposte semplici.»

Un ulteriore inno alla scienza è quello che ci viene offerto da Dario Menasce, fisico delle particelle, tra gli scopritori del bosone di Higgs presso il CERN di Ginevra: in una conferenza aperta anche ai ragazzi e organizzata da DeAgostini Scuola, Il ruolo della scienza per interpretare i fenomeni e comprendere la realtà, il fisico ieri ci ha accompagnato in un viaggio attraverso la storia della scienza, cominciando con Anassimandro, passando per Galileo e Newton fino ad arrivare all’LHC di Ginevra. Il lavoro è così ben fatto che è necessario ritagliarsi un’oretta per seguirlo con attenzione fino alle conclusioni, quando Menasce ci ricorda che «La scienza non è una fede o un credo, è semplicemente un metodo e, come tale, fallibile». Durante le domande che hanno chiuso l’evento, il fisico ci ricorda anche che “la scienza non dà risposte assolute. Dà la migliore risposta possibile per ridurre l’incertezza nelle nostre risposte”.

Non poteva mancare, in conclusione, un riferimento all’insegnamento: per quanto sembri che le ultime settimane ci abbiano portati lontano dalla scuola (nonostante l’abbiano fatta entrare nelle case di docenti e studenti impegnati con la didattica a distanza), le parole di Federico Benuzzi, in questo post, ci aiutano a riconoscere le luci e le ombre dell’esperienza degli insegnanti. Ci narra il bello e il brutto di un mestiere bellissimo e faticoso, ma ci racconta soprattutto, con parole che non posso che condividere, di quella scintilla del sapere che si accende a volte nei ragazzi: «è emozione del tutto peculiare, quella che provi quando vedi illuminarsi uno sguardo perché “cavoli, ho capito!”. Poi mi piace quando qualcuno non capisce, perché mi costringe a cercare strade altre per spiegare, e nel farlo devo scervellarmi, arrampicarmi su strade a volte inesplorate, e quando finalmente (non sempre, certo) arriviamo insieme alla meta, quello che provo è un barlume di realizzazione, senza contare che, da quel momento in poi, anch’io ho capito un po’ meglio ciò di cui parlavamo.» Perché l’insegnante cambia durante il suo percorso: per quanto sembri sempre uguale, ogni giorno è una persona nuova quella che entra in classe e che – con un po’ di fortuna – cresce in consapevolezza ed esperienza.

Concludo in leggerezza con due video. Il primo è un suggerimento di Sara Sesti, l’autrice di Scienziate nel tempo: si tratta di The Garden of Cosmic Speculation, «un giardino privato, unico nel suo genere perché piante, fiori, laghi sono stati pensati come incontri di forme geometriche. L’ispirazione viene direttamente dal Big Bang, dalle geometrie non euclidee, dai buchi neri e da formule scientifiche come la successione di Fibonacci. […] Si trova a Dumfries in Scozia ed è stato creato nel 1989 dall’architetto paesaggista Charles Jencks e da sua moglie, la designer Maggie Keswick. Di solito è aperto un solo giorno all’anno nella prima settimana di maggio, ma quest’anno l’apertura è stata annullata a causa della morte di Charles Jencks all'età di 80 anni nell’ottobre 2019, dopo quella della moglie Maggie avvenuta nel 1995. Riaprirà nel 2021.» Il secondo link è per i più piccoli: si tratta di matematica spiegata ai bambini, con Federico Taddia e Bruno D’Amore. Un modo per passare qualche minuto di svago e, al tempo stesso, imparare qualcosa.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

 

*Non finirà mai di stupirmi ciò che succede con la lettura. Ci sono libri che restano lì, depositati nella mia libreria, o appoggiati sopra il comodino, in attesa di essere letti. E poi, all’improvviso, l’impedimento che mi trattiene dal leggerli non esiste più e sento il bisogno di leggerli. È successo così anche con il libro di Alberto Mantovani: una riflessione sulla ricerca e sulla scienza che non poteva capitarmi tra le mani in un momento più adatto.

«È stato battezzato il Gioco della Vita, poiché segue, a modo suo, una regola naturale: si muore se si è troppo isolati oppure se c’è un eccessivo affollamento.»*

Il primo a parlare di una macchina in grado di riprodursi è stato John Von Neumann e questo «ha portato ad una rappresentazione concettuale avente come punto di partenza proprio uno spazio omogeneo diviso in celle elementari», con gli automi cellulari. Le regole stabilite erano molto complicate, ma John Horton Conway, nel 1970, ne ha proposto una versione più semplice, il gioco della vita, con solo tre regole. La seconda regola recita appunto: «Un organismo muore, lascia cioè la cella vuota, se ha quattro o più vicini oppure se ne ha soltanto uno o nessuno». La presentazione di Peiretti è estremamente chiara, ma l’animazione a computer (e questa è solo una delle tante disponibili in rete) ha un fascino particolare, che si coglie con immediatezza.

I Rudi Matematici sul loro blog di Le Scienze hanno annunciato la morte di John Horton Conway (26.12.1937/11.04.2020), citando una battuta circolata in rete nei giorni scorsi: «A causa del distanziamento sociale, non aveva due vicini che potevano tenerlo in vita».

Soprannominato Mary da un insegnante della scuola elementare per i suoi tratti effemminati e all’inizio della scuola superiore “The Prof”, quando ha dichiarato di voler fare il matematico a Cambridge, Conway ha avuto una difficile adolescenza. Nel suo viaggio verso Cambridge, quando ha realizzato che nessuno dei suoi compagni l’avrebbe seguito all’università, ha deciso di trasformarsi in un estroverso. La sua biografa, Siobhan Roberts, nel luglio del 2015 sulle pagine del Guardian, lo definisce l’egotista** più amorevole del mondo: «è Archimede, Mick Jagger, Salvador Dalí, e Richard Feynman, tutto in uno». In più occasioni ha ammesso: “I do have a big ego! As I often say, modesty is my only vice. If I weren’t so modest, I’d be perfect.” (Ho davvero una grande autostima! Come dico spesso, la modestia è il mio unico vizio. Se non fossi così modesto, sarei perfetto). Ha passato la sua vita giocando, fattorizzando grandi numeri nella sua testa, recitando pi greco a memoria fino a 1111 cifre, calcolando il giorno della settimana per ogni data usando quello che lui chiamava l’algoritmo Doomsday, portando sempre con sé carte, dadi e qualsiasi altro oggetto gli potesse permettere di spiegare le sue idee o semplicemente di divertirlo. In un’intervista pubblicata su YouTube nel 2014, dice: «Ho fatto una promessa a me stesso. Era così bello non preoccuparsi che ho pensato di non preoccuparmi mai più. Avrei studiato qualsiasi cosa ritenessi interessante, senza preoccuparmi se fosse sufficientemente seria.»

Nicola Ciccoli, professore di geometria all’Università di Perugia, si è concentrato, nel suo articolo per MaddMaths!, sulle 12 ore e mezza vissute dal matematico nel 1967, quando, in quello che Conway stesso identificherà come il suo black period, si apre uno spiraglio di luce e, su richiesta di Leech comincia a studiare un nuovo problema. Per avere il tempo per concentrarsi sul problema, rivoluziona il proprio ménage familiare e, con la moglie, decidono che «avrà a disposizione per lavorare ogni Mercoledì dalle 6 del pomeriggio a mezzanotte e ogni Sabato da mezzogiorno a mezzanotte». Ed il primo Sabato è vincente. «Non sempre se ne può uscire con una notte matta, disperata e di successo come quella di Conway. Ma sarebbe un errore porre l’accento solo sulla notte eccezionale. È la scelta di dedicarsi al problema senza paura, la convinzione di voler affrontare la salita senza rimpianti, la scelta di non concentrarsi né sulla paura né sulla colpa, di sostituire all’ansia della procrastinazione l’atto. Conway vince la sua sfida nel momento in cui contratta uno spazio tutto dedicato al problema, nel momento in cui si chiude la porta alle spalle portando nella sua stanzetta la fiducia necessaria.»

Radio3Scienza ha dedicato una parte della puntata del 14 aprile Oltre i numeri a Conway e ospite di Rossella Panarese è stato proprio Nicola Ciccoli. È un piacere sentirlo parlare di Conway, perché, oltre alle scoperte matematiche per le quali sarà ricordato, parla dell’uomo.

La prima parte della puntata è invece stata dedicata alla lettura dei numeri del Covid: ai microfoni Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE – Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze.

Anche in questo numero della newsletter, nonostante si parli di matematica, il discorso non può che ruotare attorno alla pandemia che stiamo vivendo, tanto che persino il Carnevale della Matematica è dedicato al Covid19. Le curve matematiche “sembrano raccogliere in uno sguardo il senso di ciò che sta accadendo e accadrà a breve. Mai come in questo momento ci è sembrato che i modelli matematici fossero indispensabili e terribilmente inadeguati allo stesso tempo.” La rassegna di articoli offerta da MaddMaths! sulla crescita esponenziale può soddisfare tutti i gusti, ma manca quello che Federico Benuzzi ha scritto per Sapere Scienza.

Mentre la pandemia ha invaso ogni aspetto della nostra vita e ha modificato persino il modo di fare scuola, sul web si moltiplicano le proposte che arricchiscono la didattica, come la pagina Facebook Esperimentiinfamiglia che ci propone un filmato con il quale ci aiuta a distinguere la magia dalla scienza. Ed è bello che anche gli insegnanti in pensione si mettano in gioco, dando la disponibilità della propria competenza e della propria esperienza per contagiare i ragazzi con la loro passione. (L’esperimento che ci presenta Petrus è assolutamente da replicare.)

In questa emergenza, che ha tirato fuori, per tanti versi, il meglio della scuola, Federico Benuzzi sembra avere un sacco di cose da dire, visto che sta producendo parecchio materiale in più rispetto al suo post al mese al quale ci aveva abituati. Questo diario della quarantena è un modo per raccontare l’evoluzione della didattica a distanza, un modo per ricordare che insegnare significa anche tanto altro e un modo per regalarci qualche risata con link birichini a filmati geniali di YouTube. In tanti, da più parti, stiamo dicendo che la didattica a distanza non è semplice e queste difficoltà riguardano forse più i ragazzi che noi insegnanti. Io ne ho parlato nella scorsa newsletter, riproposta con alcune modifiche dalla piattaforma Redooc.

Come tanti altri, ho deciso di dedicare un po’ del tempo a disposizione (pochissimo, in realtà) all’aggiornamento e la proposta di DeA Scuola con il corso online Motivare, Coinvolgere, Divertire sta già dando i suoi frutti, ovvero: mi sto divertendo! Il primo incontro è stato dedicato ai Meme e oltre alla presenza di Luca Perri e Luca Balletti, rispettivamente astrofisico e matematico, che hanno introdotto l’argomento, l’incontro è proseguito con la prof.ssa Giulia Bini, insegnante di liceo che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Torino. Di lei e di Ornella Robutti, ma soprattutto del loro progetto sui meme, #lifeonmath, parla anche MaddMaths! «L’uso didattico dei meme ha una duplice valenza: da una parte, capire un meme matematico mette in gioco la conoscenza, anche profonda, degli aspetti matematici messi in gioco; dall’altra, la creazione di un meme matematico comporta una consapevolezza sui significati in gioco non indifferente: la qualità di un meme sta anche nella capacità di far emergere significati non esplicitamente riportati nel meme stesso.» Per quanto mi riguarda, una delle prossime attività che proporrò ai miei alunni riguarderà proprio i meme.

Purtroppo, tra gli effetti collaterali della pandemia, c’è una maggiore diffusione di bufale. Luca Perri, con la simpatia che lo contraddistingue, cerca di smontare la bufala che riguarda il 5G ed il suo legame con il Coronavirus. Se il post vi sembra lungo, ricordate che «per smontare una bufala ci vogliono molte più parole, tempo ed energie di quante siano necessarie a crearle. Ecco perché, nella scienza, non funziona che qualcuno sgancia una teoria e sfida lo scienziato di turno a provargli di avere torto. È filosoficamente molto sbagliato. Nella scienza funziona che se voglio fare un’affermazione posso farla, ma solo se ho le prove per supportarla. Altrimenti taccio. [...] Non è cattiveria, non è arroganza. Si chiama Metodo Scientifico.» Anche Monica Marelli, disegnatrice e divulgatrice scientifica, cerca di combattere le bufale dalle pagine di Sapere Scienza, ma ricorda anche che «l’unica difesa dal virus delle informazioni false è la non-condivisione.»

Ieri sera un ex alunno mi ha inviato via WhatsApp questa simpatica rivisitazione della canzone Emozioni di Battisti, rinominata Equazioni dal prof. Marco Bramanti, professore ordinario di Analisi Matematica presso il Politecnico di Milano. Il professore condivide le proprie ispirazioni matematiche nel blog Coffee Break, partendo dalla citazione di Paul Erdös, secondo il quale “Un matematico è una macchina che trasforma caffè in teoremi”, ma aggiungendo che il matematico può trasformare “una tazzina di caffè in una piacevole pausa di lavoro”: consiglio una visita, soprattutto cliccate sul link “Materidere” e godetevi il messaggio di errore che ne esce!

Per concludere, una sfida (o un passatempo) per i ragazzi che hanno già studiato le derivate e possono verificare le proprie conoscenze con questo cruciverba.

 

Buona matematica! Ci sentiamo tra TRE settimane!

Daniela

 

* Federico Peiretti, «Il matematico si diverte. Duecento giochi ed enigmi che hanno fatto la storia della matematica», 2012

** Egotismo: atteggiamento psicologico (diverso dall’amor proprio e dall’egoismo) che consiste nel culto di sé e nel compiacimento narcisistico e raffinato della propria persona e delle proprie qualità.

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