L'uomo che amava solo i numeri
La storia di Paul Erdős, un genio alla ricerca della verità matematica
Paul Hoffman
“Radunarsi in gruppo era proibito durante la dittatura di Horthy. Non potevamo neanche parlare liberamente. Pensavamo ci fossero spie dappertutto. Fu allora che Erdős iniziò a sviluppare il suo linguaggio privato. Molti di noi erano comunisti, nel senso che aveva la parola allora: eravamo cioè contro il regime di Horthy.” Ma pronunciare il termine comunista ad alta voce era rischioso, così Erdős iniziò a parlare dei comunisti come di quelli “sulla lunghezza d’onda lunga”, perché nello spettro elettromagnetico le onde rosse sono lunghe. I sostenitori di Horthy e gli altri simpatizzanti del fascismo li definiva invece “sulla lunghezza d’onda corta”. Fu allora inoltre che iniziò a chiamare i bambini e le cose piccole “epsilon”, i nipoti “epsilon al quadrato”, gli alcolici “veleno”, la musica “rumore” e le donne “capi”, usando al rovescio l’appellativo con cui molte mogli ungheresi chiamavano i loro mariti. “Mi dia un epsilon di veleno” diceva quando voleva un goccio di vino. “Vino, donne e musica” divenne “veleno, capi e rumore”. Nel mondo di Erdős, però, erano capi anche tutti i bambini, indipendentemente dal sesso. “Le donne sono capi e gli uomini schiavi, ma i bambini sono capi per sé” diceva. “Una volta mi hanno chiesto: “Quand’è che un bambino, se all’inizio è un capo, diventa uno schiavo?”. Non ebbi esitazione a rispondere: “Quando inizia a correre dietro ai capi”.”
“Era un linguaggio molto contagioso,” racconta Vàzsonyi “e continuò a diffondersi nella società universale dei matematici” in tutto il mondo anche ben dopo la caduta del regime di Horthy. Con il tempo Erdős vi aggiunse nuove parole, come “Joe” e “Joelandia” per URSS e “Sam” e “Samlandia” per USA, così la cronaca internazionale diventò “il Sam e Joe show”. Inventò anche un’organizzazione poliziesca top-secret chiamata FBU, frutto di una congiunzione tra FBI e OGPU (la polizia segreta sovietica prima del KGB), che, diceva, scambiava agenti avanti e indietro fra Joe e Sam. Negli anni Quaranta iniziò a chiamare Dio l’SF*. “Con tante brutte cose nel mondo,” spiegava “non sono sicuro che Dio, ammesso che esista, sia buono”. Ammirava il romanzo di Anatole France La rivolta degli angeli, in cui Dio è rappresentato malvagio e il diavolo buono.
Erdős non esitava a usare il suo speciale linguaggio anche al di fuori degli ambienti matematici. Una volta, per esempio, chiese a Barbara Piranian, presidentessa della Lega delle donne elettrici di Ann Arbor, nel Michigan: “Quando voi capi toglierete il voto agli schiavi?”. (Al che lei rispose: “Non ce n’è bisogno; tanto diciamo loro come votare”.) Ma non tutti gli estranei reagiva all’erdősese con lo stesso spirito della Piranian. Cedric Smith, statistico all’University College di Londra, ricorda che s’era appena sposato e, un giorno, Erdős scambiò sua suocera per sua moglie: lei “lamentò che era squillato il telefono e una voce profonda (indovinate di chi?) aveva detto: “Come stai? Dov’è il tuo schiavo? Sta predicando?” (in linguaggio comune: Dov’è tuo marito? Sta tenendo una conferenza?). Al che lei, indignata, aveva risposto: “Non ho nessuno schiavo”.”(pag. 65/66)
|